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Parto in Ospedale: I Rischi di Cui Si Parla Poco

gravidanza partoinospedale Oct 18, 2026

Immagina due donne sane, entrambe con una gravidanza normale.

Una partorisce in Norvegia.
L’altra a Cipro.

Nel primo Paese circa il 16,4% dei parti avviene con cesareo.
Nel secondo si arriva al
53,1%.

In Europa troviamo anche differenze enormi nei parti vaginali con ventosa o forcipe: dall’1,4% in Croazia al 14,4% in Spagna.

👉 La fisiologia delle donne europee non cambia attraversando una frontiera.

Cambiano invece protocolli, cultura ostetrica, organizzazione, disponibilità di ostetriche, soglia con cui si considera un travaglio “troppo lento” e propensione a intervenire.

Ed è qui che emerge un punto cruciale, di cui si parla molto meno di quanto si dovrebbe.


🏥 Anche in Italia il luogo in cui partorisci cambia quello che può succederti

Nel 2024 in Italia il 29,8% dei parti è avvenuto con cesareo.

Ma negli ospedali pubblici la percentuale era del 28,3%. Nelle case di cura accreditate saliva al 44,9%.
Nelle strutture private non accreditate arrivava al
53,6%.

Questo non significa automaticamente che i cesarei delle strutture private siano inutili: le popolazioni assistite possono essere differenti.

Ma rende difficile sostenere che il modo in cui una donna partorisce dipenda soltanto dal suo corpo.

👉 Il sistema nel quale entri può modificare concretamente la probabilità che il tuo parto diventi chirurgico.

Ed è una delle prime cose che una donna dovrebbe sapere prima di scegliere dove partorire.


👶 Il dato che cambia completamente la discussione

Se una donna è a basso rischio, si potrebbe pensare che l'unità ostetrica ospedaliera sia automaticamente il luogo più sicuro perché dispone di più tecnologia.

I dati utilizzati dal NICE britannico mostrano qualcosa di molto meno intuitivo.

Prendiamo 1.000 donne al primo parto, a basso rischio.

Se programmano il parto in una normale unità ostetrica:

  • 688 hanno un parto vaginale spontaneo;

  • 191 finiscono con ventosa o forcipe;

  • 121 con un cesareo non programmato;

  • 349 ricevono epidurale o anestesia spinale;

  • 242 subiscono un'episiotomia.

In un centro nascita autonomo gestito da ostetriche:

  • i parti vaginali spontanei diventano 813;

  • ventosa o forcipe scendono a 118;

  • i cesarei a 69;

  • l'anestesia regionale a 200;

  • le episiotomie a 165.

E adesso arriva il dato più importante.

Gli eventi medici gravi nel bambino?

5 ogni 1.000 in entrambi i gruppi.

Significa che in una gravidanza a basso rischio, più interventi non equivalgono automaticamente a maggiore sicurezza.


🤯 Dopo il primo figlio la differenza diventa ancora più sorprendente

Per una donna a basso rischio che ha già partorito, i dati diventano ancora più impressionanti.

Su 1.000 donne che programmano il parto in ospedale, secondo i dati utilizzati da NICE:

927 hanno un parto vaginale spontaneo.

Tra quelle che programmano il parto a domicilio:

984.

Ventosa o forcipe passano da 38 ogni 1.000 in ospedale a 9 a domicilio.

I cesarei non programmati da 35 a 7.

L'epidurale da 121 a 28.

L'episiotomia da 56 a 15.

E gli eventi gravi nel bambino?

3 ogni 1.000 in ospedale.
3 ogni 1.000 a domicilio.

Questo vale per donne selezionate come a basso rischio, assistite all'interno di sistemi organizzati e con possibilità di trasferimento.

Ma resta un dato enorme.

Il semplice fatto di entrare in un ambiente nel quale un intervento è immediatamente disponibile sembra modificare profondamente la probabilità che quell'intervento venga utilizzato.


⚠️ Ma il parto a casa non è automaticamente la risposta

Per una donna al primo parto, programmare il parto a domicilio presenta un quadro diverso.

Nei dati NICE, circa 450 donne su 1.000 vengono trasferite in ospedale durante o dopo il parto. Inoltre gli eventi gravi nel bambino sono circa 9 ogni 1.000, contro circa 5 ogni 1.000 nelle unità ostetriche e nei centri nascita.

Per questo, per una primipara a basso rischio, una delle soluzioni più interessanti può essere un'altra:

un centro nascita gestito prevalentemente da ostetriche, possibilmente all'interno o accanto a un ospedale.

La fisiologia viene lasciata lavorare.

Ma sala operatoria, anestesista, neonatologo e trasfusioni rimangono raggiungibili rapidamente se qualcosa cambia.

Non è una battaglia tra “naturale” e “medico”.
È progettare il sistema in modo che la medicina entri quando serve, non prima.


🔄 Come nasce la cascata degli interventi

La maggior parte delle donne non entra in ospedale pensando:

“Vorrei ossitocina, monitoraggio continuo, epidurale, ventosa ed eventualmente un cesareo.”

La sequenza spesso inizia molto più lentamente.

La donna viene monitorata. Si muove meno.
Il travaglio sembra procedere lentamente.
Si rompono artificialmente le acque.
Le contrazioni non vengono considerate sufficienti.
Si aggiunge ossitocina.
Le contrazioni diventano più forti e ravvicinate.

A quel punto il dolore può aumentare e viene richiesta un'epidurale.
L'ossitocina richiede monitoraggio cardiotocografico continuo.
Sul tracciato compare qualcosa di dubbio.
La soglia per intervenire scende.
Si arriva a ventosa, forcipe o cesareo.

Non significa che questa sequenza accada sempre né che il medico che interviene stia facendo qualcosa di sbagliato.

Il problema è un altro.

Quando arrivi all'ultimo intervento, è difficile sapere come sarebbe andato quel parto se il primo non fosse mai avvenuto.


📉 Il monitoraggio che può aumentare i cesarei

Uno degli esempi migliori è il cardiotocografo, il monitor che registra continuamente il battito cardiaco del bambino.

Sembra intuitivo: più controlliamo il bambino, più il parto diventa sicuro.

Ma non è così semplice.

Una revisione Cochrane di 13 studi con oltre 37.000 donne ha confrontato il monitoraggio continuo con l'ascolto intermittente del battito.

Il monitoraggio continuo ha dimezzato un evento raro, le convulsioni neonatali.

Ma non ha mostrato una riduzione significativa della mortalità perinatale né della paralisi cerebrale.

Contemporaneamente ha aumentato del 63% la probabilità di cesareo e del 15% quella di parto vaginale strumentale.

Ancora più serio è ciò che accade con il semplice CTG eseguito all'ingresso in ospedale nelle donne a basso rischio.

Gli studi, tutti condotti in Paesi dell'Europa occidentale, indicano circa un 20% in più di cesarei senza un beneficio dimostrato per il bambino.

Per questo oggi NICE dice chiaramente che, nelle donne senza fattori di rischio, il monitoraggio continuo può aumentare gli interventi e che questo svantaggio può superarne i benefici. In una donna a basso rischio raccomanda normalmente l'ascolto intermittente.

 


⚡ Ossitocina: da un intervento ne nasce immediatamente un altro

L'ossitocina sintetica viene utilizzata per intensificare le contrazioni.

Quando realmente serve può essere preziosa.
👉 Ma non è un semplice acceleratore innocuo.

NICE specifica che aumenta la frequenza e l'intensità delle contrazioni e può provocare iperstimolazione uterina, aumentando la possibilità di una temporanea riduzione dell'ossigenazione fetale.

Ed ecco l'effetto domino:

se utilizzi ossitocina, il battito del bambino deve essere monitorato continuamente con CTG.

Quindi:

ossitocina → contrazioni più intense → necessità di CTG continuo → maggiore probabilità che un'alterazione venga rilevata → possibilità di ulteriori interventi.

Non è una teoria alternativa.

È esattamente il motivo per cui le moderne linee guida raccomandano di non utilizzare routinariamente ossitocina e amniotomia precoce quando il travaglio sta procedendo normalmente.


💧 Anche rompere le acque è una decisione, non una formalità

L'amniotomia consiste nel rompere artificialmente il sacco amniotico.

Una volta fatta, però, non è reversibile. Se il travaglio sta procedendo normalmente, NICE raccomanda esplicitamente di non eseguirla di routine.

Questo dovrebbe cambiare il modo in cui una donna guarda molte procedure durante il parto.

Prima di accettare un intervento occorre domandare:

“Perché è necessario proprio adesso, e cosa succede se aspettiamo?”


🤰 Kristeller: una pratica che merita molta più attenzione

La manovra di Kristeller consiste nell'applicare una forte pressione dall'esterno sulla parte superiore dell'utero nel tentativo di spingere il bambino verso il canale del parto.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità NON ne raccomanda l'uso, citando preoccupazioni per i possibili danni a madre e bambino.

Eppure un'indagine su oltre 21.000 donne in 12 Paesi della Regione Europea dell'OMS ha trovato pressione sul fondo uterino nel 41,2% dei parti vaginali strumentali riportati dalle donne.

Un'altra analisi europea su 27.173 donne ha trovato un dato praticamente identico: 41,9% tra le donne sottoposte a parto strumentale.

È uno di quei dati che una futura madre dovrebbe conoscere prima di essere in sala parto.
Non mentre qualcuno le sta già premendo sull'addome.


✂️ L'episiotomia mostra quanto la medicina dipenda dal luogo

L'episiotomia è un'incisione chirurgica del perineo eseguita durante il parto.

Per decenni veniva fatta con grande facilità perché si pensava potesse evitare lacerazioni peggiori.

Poi questa idea è stata progressivamente abbandonata.
Ma le differenze tra Paesi restano enormi.

In uno studio europeo su dati nazionali l'episiotomia oscillava dal 3,7% in Danimarca al 75% a Cipro.

Nella più recente indagine IMAgiNE EURO, il 22,3% delle donne con parto vaginale spontaneo riferiva di averne ricevuta una.

Quando una procedura passa dal 4% al 75% semplicemente cambiando Paese, non stiamo osservando soltanto anatomia.

Stiamo osservando cultura medica.


🥄 Ventosa e forcipe: prima di accettarli è utile conoscere i numeri

Nel Regno Unito circa un parto su otto è assistito con ventosa o forcipe.

Tra le donne al primo figlio la proporzione sale addirittura a circa una su tre.

Questi strumenti possono evitare un cesareo d'emergenza e in alcune situazioni rappresentano la scelta più sicura.

👉 Ma presentano un costo biologico reale.

Una lacerazione di terzo o quarto grado — cioè una lesione che raggiunge lo sfintere anale o il retto — interessa circa:

  • 3% dei parti vaginali complessivi;

  • fino al 4% con ventosa;

  • 8–12% con forcipe.

Non sono dettagli che dovrebbero essere spiegati per la prima volta quando la testa del bambino è già nel canale del parto.


🔪 Un cesareo non è semplicemente “un altro modo di partorire”

Il cesareo è uno degli interventi più importanti mai sviluppati dall'ostetricia.
Quando serve, può salvare contemporaneamente due vite.

Ma proprio perché è diventato comune rischiamo di dimenticare cosa sia realmente:

un'importante operazione addominale.

Il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists britannico riporta per un cesareo programmato un rischio di infezione della ferita o dell'utero di circa 2–7% e circa una donna su dieci continua ad avere fastidio alla ferita nei primi mesi.

Poi esistono conseguenze che non riguardano soltanto quel parto.

Dopo un cesareo, nelle gravidanze successive il rischio stimato di placenta accreta passa da circa 1 su 2.900 a 1 su 1.000.

La placenta accreta significa che la placenta può crescere troppo profondamente nella parete uterina, provocando emorragie massicce e, nei casi più gravi, rendendo necessaria l'asportazione dell'utero.

Anche il rischio di rottura uterina in una futura gravidanza cambia: circa 1 su 14.000 senza precedente cesareo contro circa 1 su 500 durante un successivo parto vaginale dopo cesareo.

Nel materiale informativo del RCOG vengono riportate anche queste stime comparative:

isterectomia d'emergenza: circa 1 su 500 dopo cesareo contro 1 su 1.000 dopo parto vaginale;

morte materna: circa 1 su 4.000 dopo cesareo programmato contro circa 1 su 25.000 dopo parto vaginale.

I rischi assoluti restano bassi, ma non sono zero.

E soprattutto:

👉 ogni cesareo rende il cesareo successivo più complesso.

Per una donna che desidera tre o quattro figli, questa informazione pesa molto più che per chi osserva soltanto le prime 48 ore dopo la nascita.


👶 E per il bambino?

Il modo in cui un bambino nasce modifica improvvisamente il suo ambiente.

Nel parto vaginale attraversa il canale del parto, viene sottoposto a pressione meccanica, passa rapidamente alla respirazione polmonare ed entra in contatto con i microrganismi materni.

👉 Il cesareo cambia questa transizione.

Nel confronto utilizzato dal RCOG, l'asma viene stimata intorno a 1 bambino su 55 dopo cesareo programmato contro circa 1 su 67 dopo parto vaginale. Anche la mortalità entro 28 giorni risulta più elevata nelle stime riportate: circa 1 su 1.700 contro 1 su 3.300.

Questi numeri non significano che il cesareo provochi automaticamente questi problemi: le donne che lo effettuano possono differire già prima del parto.

Ma ricordano una cosa fondamentale:

evitare un cesareo non necessario non è soltanto una questione estetica o di recupero della madre.


💉 L'epidurale, invece, non è il nemico principale

Le informazioni aggiornate del Royal College of Anaesthetists indicano che le epidurali moderne non aumentano la probabilità di cesareo né di ventosa o forcipe.

👉 Questo non significa che siano prive di conseguenze.

Circa 10 persone su 100 hanno comunque bisogno di ulteriore analgesia.

Circa 5 su 100 devono riposizionare l'epidurale.

La cefalea da puntura durale interessa circa 0,5–1% dei casi e la febbre viene riportata nell'1–10%. Le lesioni neurologiche permanenti sono invece molto rare, circa 1 su 20.000.

Se dobbiamo preoccuparci della medicalizzazione del parto, quindi, non ha senso trasformare l'epidurale nel grande colpevole.

Ci sono leve molto più importanti.


😳 E poi esiste un rischio che nessun monitor misura: perdere il controllo sul proprio parto

Un'indagine condotta in 12 Paesi della Regione Europea dell'OMS durante il periodo pandemico ha raccolto le esperienze di oltre 21.000 donne.

Il 23,9% ha riferito di non essere stata trattata con dignità.

Il 12,5% ha riferito qualche forma di abuso.

Un'indagine italiana su 1.229 donne che avevano partorito nei tre anni precedenti trovò che circa tre donne su dieci non si erano sentite coinvolte nelle decisioni assistenziali.

Il 13,9% dichiarava che l'esperienza del parto aveva influenzato negativamente il desiderio di avere altri figli.

👉 Quasi una donna su cinque non sarebbe tornata a partorire nella stessa struttura.

Anche uno studio condotto in un ospedale italiano su nove procedure intorno al parto trovò enormi differenze nella richiesta del consenso. Perfino per il cesareo il consenso riferito arrivava all'89,1%, non al 100%.

Un piano del parto, quindi, non è una lista romantica di preferenze.

È anche uno strumento per stabilire prima cosa desideri che accada al tuo corpo.


🤝 Una delle strategie più efficaci non è un farmaco

Esiste un intervento che costa pochissimo, non entra in vena e non richiede una macchina.

Non lasciare la donna sola.

Una revisione Cochrane di 26 studi con quasi 16.000 donne ha trovato che il supporto continuo durante il travaglio era associato a:

  • 25% in meno di cesarei;

  • 10% in meno di parti strumentali;

  • 8% in più di parti vaginali spontanei;

  • travagli mediamente circa 41 minuti più brevi;

  • 31% in meno di valutazioni negative dell'esperienza del parto.

Può essere una doula, un'ostetrica dedicata o una persona preparata che rimane realmente accanto alla donna.

Questo dato dovrebbe far riflettere.

Abbiamo costruito sale parto piene di tecnologia, ma una delle variabili più efficaci rimane un essere umano presente continuamente nella stanza, che poi secondo me dovrebbe esserci anche il partner.


🩸 Dopo la nascita: quei primi minuti non sono tempo morto

Un'altra decisione apparentemente minuscola riguarda il cordone ombelicale.

Alla nascita una parte del sangue del bambino si trova ancora nella placenta.

👉 Se il cordone viene clampato immediatamente, quella trasfusione si interrompe.

L'OMS raccomanda di aspettare almeno un minuto, perché il clampaggio ritardato migliora lo stato del ferro del bambino fino a circa sei mesi di vita. Nei prematuri offre benefici ancora più importanti.

👉 Anche il contatto pelle a pelle immediato fa parte delle raccomandazioni dell'OMS per l'assistenza al parto.

Quindi prima del parto vale la pena chiedere esplicitamente:

Il bambino sano verrà messo subito sul mio petto?

Quanto aspettate normalmente prima di clampare il cordone? 


🧭 Quindi dove avrebbe senso partorire?

La risposta cambia completamente in base al rischio.

Se esiste placenta previa, grave preeclampsia, importanti problemi fetali, alcune presentazioni anomale, forte prematurità o altre condizioni ad alto rischio, essere vicino a sala operatoria, sangue, anestesista e neonatologo può essere esattamente ciò che protegge madre e bambino.

Ma se la gravidanza è realmente a basso rischio, la domanda cambia.

Primo figlio

Il compromesso che emerge meglio dai dati è spesso:

centro nascita gestito da ostetriche, preferibilmente accanto o integrato con un ospedale.

Meno cesarei, meno ventosa e forcipe, meno episiotomie e meno epidurali, senza aumento osservato degli esiti gravi del bambino rispetto all'unità ostetrica.

Il domicilio può essere una scelta consapevole, ma al primo parto bisogna sapere che il trasferimento in ospedale è molto frequente e il piccolo aumento del rischio neonatale non va ignorato.

Hai già partorito normalmente e la gravidanza è a basso rischio

Il parto domiciliare assistito da ostetriche qualificate diventa un'opzione molto più interessante.

Nei dati NICE gli esiti gravi del bambino sono comparabili a quelli ospedalieri e gli interventi crollano.

Ma deve esistere un vero piano di trasferimento.

👉 Casa senza un sistema di emergenza alle spalle non è la stessa cosa di un parto domiciliare integrato nella rete sanitaria.


🔎 Prima di scegliere un ospedale, chiedi questi numeri

Non scegliere il punto nascita soltanto perché è vicino, moderno o ha belle camere.

Chiedi:

  • qual è la percentuale di cesarei, possibilmente nelle primipare a basso rischio;

  • quante induzioni vengono effettuate;

  • qual è il tasso di episiotomie;

  • quanti parti terminano con ventosa o forcipe;

  • se il CTG continuo viene utilizzato automaticamente anche nelle donne a basso rischio;

  • se è consentito muoversi, usare posizioni verticali e partorire in acqua;

  • quale sia la politica della struttura sulla manovra di Kristeller;

  • se una persona scelta dalla donna può rimanere continuamente durante il travaglio;

  • se vengono normalmente praticati pelle-a-pelle immediato e clampaggio ritardato del cordone.

👉 Se l'ospedale non conosce queste statistiche o non vuole comunicarle, anche questa è un'informazione.

 

🌿 Il parto più sicuro non è quello con meno medicina

È quello con la quantità giusta di medicina al momento giusto (se necessaria).

Un cesareo eseguito rapidamente davanti a una vera emergenza può essere meraviglioso.

Un cesareo eseguito perché una cascata di interventi evitabili ha trasformato un travaglio fisiologico in un problema è qualcosa di completamente diverso.

Lo stesso vale per ossitocina, monitoraggio, epidurale, ventosa e forcipe.

Non sono strumenti cattivi.

Il rischio nasce quando diventano routine invece che risposte a una necessità.

E adesso passiamo alle tre alternative più naturali per partorire un bambino sano e per dare alla donna l'esperienza più bella e serena possibile.


 

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